Un giardino pensile affacciato sul lago di Bracciano, in passato ricco di fontane e strutturato come un classico giardino all'italiana, attualmente è sovrastato da due imponenti cedri secolari del Libano.
Alla base delle mura del Castello, si trovano scene di caccia scolpite nella roccia mentre è ancora visibile la spartizione del muro di cinta composta da lesene e archi in laterizio.
E' la sala più ampia dell’ala nord; originariamente il soffitto si elevava a doppia altezza ma venne abbassato nella II metà dell’800, ricavando una seconda sala. Sulla parete di fondo nel 1960 venne posizionato il grande affresco di Antoniazzo Romano che celebra due importanti momenti della storia di Gentil Virginio Orsini: la cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l’incontro con Piero de’ Medici. I Busti dei Cesari collocati intorno alle pareti sono in Marmo bianco e Peperino del XVII secolo.
E' la sala più ampia dell’ala nord; originariamente il soffitto si elevava a doppia altezza ma venne abbassato nella II metà dell’800, ricavando una seconda sala. Sulla parete di fondo nel 1960 venne posizionato il grande affresco di Antoniazzo Romano che celebra due importanti momenti della storia di Gentil Virginio Orsini: la cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l’incontro con Piero de’ Medici. I Busti dei Cesari collocati intorno alle pareti sono in Marmo bianco e Peperino del XVII secolo.
E' la sala più ampia dell’ala nord; originariamente il soffitto si elevava a doppia altezza ma venne abbassato nella II metà dell’800, ricavando una seconda sala. Sulla parete di fondo nel 1960 venne posizionato il grande affresco di Antoniazzo Romano che celebra due importanti momenti della storia di Gentil Virginio Orsini: la cavalcata a capo delle truppe aragonesi verso Bracciano e l’incontro con Piero de’ Medici. I Busti dei Cesari collocati intorno alle pareti sono in Marmo bianco e Peperino del XVII secolo.
Chiamata così per la composizione a trittico di un’interessante pala d’Altare della prima metà del ‘500 con due ante d’organo di scuola umbra che raffigurano un’annunciazione. Accanto a queste opere sono raccolte in questa sala altri dipinti della collezione di opere del ‘400 qui collocate probabilmente da Baldassarre Odescalchi in occasione del riarredo del Castello.
Dal grande arco d'entrata si accede all'ampia corte del castello, dalla forma di un triangolo irregolare. Il loggiato della parete ovest e il portale di accesso alla Sala dei Cesari devono forse il loro aspetto a Francesco di Giorgio Martini.
Sovrastata da un robusto arco sorretto da pilastri in pietra, si trova la porta che immette ad una serie di ambienti, in parte scavati nella rupe e rischiarati da finestre, destinati al corpo di guardia ed al presidio del Castello, con deposito di armi e di munizioni. Dall'ultimo di questi ambienti si accede ad un cunicolo di drenaggio destinato a raccogliere l'acqua piovana che cadeva nella corte.
in costruzione
Fulcro della zona di servizio del Castello, le antiche cucine conservano ancora gli enormi 4 camini dove venivano allestiti i ricevimenti della corte rinascimentale. Ancora oggi sono esposti i tegami di rame con il loro numero di inventario e l’incensiere simbolo della famiglia Odescalchi utilizzato per marchiare la proprietà.


